MA CHE COS ‘ E’ QUESTO NUOVO CORONA VIRUS ?

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L’Ing. Lucio Pulini, Responsabile di Cittadinanza Attiva ci mette a disposizione alcune considerazioni sul coronavirus desunte da una rivista medica americana e da letture varie.

“Sono ormai tanti giorni che la televisione, i giornali, i mezzi di informazione, i “media” ci forniscono continuamente notizie, spiegazioni, interpretazioni spesso anche discordanti sul coronavirus e sul suo impatto ormai mondiale, cioè sulla “pandemia”. Ci sembra quindi di conoscere tutto quello che è noto su questo microrganismo e sulla sua azione così deleteria. E’ però solo un’impressione e forse è utile soffermarsi un po’ sull’argomento ed acquisire qualche informazione più oggettiva e più scientifica.
I virus sono un gruppo di parassiti intracellulari obbligati costituiti di materiale genetico (DNA o RNA) delimitato da una struttura di contenimento, il capside e a volte anche il peplos, che proteggono il materiale genetico quando il virus non è ancora penetrato nella cellula da infettare e, quest’ultimo, ne facilita l’ingresso che si realizza attraversando la membrana extracellulare.

I virus sono sprovvisti di ribosomi e dei sistemi enzimatici indispensabili per la produzione di energia e per l’espressione del loro potenziale biologico. Essi cioè possono utilizzare operativamente le loro informazioni genetiche solo quando si introducono nelle cellule e riversano al loro interno, cioè nel citoplasma, il loro genoma dopo averlo liberato dagli involucri protettivi (capside e, eventualmente, peplos). Il parassitismo dei virus è ampiamente diffuso tra le cellule degli esseri animali e vegetali e tra i batteri e pure tra i miceti considerati in precedenza organismi classicamente esenti.

Le dimensioni dei virus variano orientativamente tra 20 e 400 nanometri in cui l’unità di misura “nm” è un millesimo di un micron che a sua volta è un millesimo di un millimetro. Essi sono altamente sensibili alla temperatura ed in pochi minuti di esposizione a 60 °C viene danneggiato l’involucro protettivo e perdono la capacità infettante; sono pure sensibili alle radiazioni ionizzanti e quindi all’irraggiamento solare ed ai solventi dei lipidi. Possono essere classificati in base al genoma (se a RNA o a DNA), alla sua configurazione, al tipo di capside, alla presenza o meno dell’altro involucro protettivo peplos, al tipo di cellule e di organismi che possono infettare (vegetali, batteri, insetti, vertebrati…).

Il coronavirus ha forma rotondeggiante, ha un diametro di 80-160 nm, ha un peplos con bastoncelli che conferiscono l’aspetto di una corona, ha un genoma a RNA monocatenario con conformazione lineare, si lega preferenzialmente alle cellule delle vie respiratorie per le quali dispone di uno specifico antirecettore.

Quattro tipi noti di coronavirus provocano comuni raffreddori, faringiti, polmoniti.
Altri due tipi di coronavirus noti hanno determinato, l’uno la epidemia del 2002, la SARS (sindrome respiratoria acuta severa), sviluppatasi a partire dalla Cina, l’altro l’epidemia del 2012, la MERS (sindrome respiratoria del medio oriente) sviluppatasi in oriente; entrambe hanno provocato molti morti. Il coronavirus che ha provocato l’attuale pandemia non s’era mai presentato ed ha avuto origine nel mercato all’ingrosso dei frutti di mare di Wuhan città capoluogo della regione di Hubei della Cina ed è stato denominato 2019-nCoV (nuovo coronavirus). Le infezioni si sono manifestate subito dopo in Germania a Monaco, in Italia in Lombardia nei paesi a sud est di Milano, negli Stati Uniti a Washington e sono tutte derivate da contatti diretti dei pazienti avuti in Cina o con cinesi in viaggio in occidente (contagio di Monaco).

Inizialmente i sintomi sono stati certamente specifici ma non tali da definire l’agente infettante. Ad esempio il 1° paziente americano ricoverato il 19 gennaio 2020 al ritorno da un viaggio in Cina a Wuhan, presentava una temperatura di 37,2 °C, una pressione di 134/87 bar, una frequenza cardiaca di 110/min, una frequenza espiratoria di 16/min, una saturazione di ossigeni di96%. I tamponi e le analisi di laboratorio eseguite non hanno rivelato presenza di virus di influenza A e B, di parainfluenza, di virus respiratorio sinciziale, di rinovirus, di nessuno dei quattro ceppi di coronavirus noti e ricorrenti. I sintomi riferiti dal paziente nei precedenti quattro giorni erano tosse e leggera febbre e per il resto era in buona salute con una storia di ipertrigliceridemia. Per il paziente di Monaco che avrebbe avviato la epidemia in Europa si è già detto in un precedente articolo.

L’unica via certa per essere infettati è di venire a contatto con una carica adeguata di virus che si leghi alle cellule delle nostre vie respiratorie. Ciò avviene in quanto il virus è dotato, sulla superficie esterna, di antirecettori che possono, per semplice contatto, unirsi ai recettori di queste cellule in quanto ad essi complementari. Tale unione induce l’ingresso del virus nella cellula, il disfacimento degli involucri protettivi (capside-peplos), la liberazione del genoma cioè dell’RNA, l’utilizzazione delle strutture biologiche della cellula per la produzione delle proteine precoci, delle proteine tardive, per la duplicazione dell’RNA virale. Verificatasi così la duplicazione di tutti i componenti del virus nel citoplasma della cellula, questi vengono assemblati e vengono prodotti così virus identici a quello penetrato. Segue la morte della cellula e la diffusione dei virus che producono l’infezione di altre cellule. Il contatto con il virus può verificarsi se, dopo averlo raccolto da superfici ancora infette, ) tavoli, maniglie, corrimano, banconi….) si tocca con la mano la mucosa della bocca, del naso, degli occhi.

Altra modalità, più frequente, è il contatto con le goccioline di Flugge. Quando si parla, si tossisce, si starnutisce si proiettano all’esterno micro gocce di saliva che possono veicolare agenti infettivi di numerose malattie (batteri, virus), eventualmente presenti nella bocca e/o nelle vie respiratorie. Ecco perché è necessario indossare mascherine adeguate o rimanere a distanza di sicurezza da persone che potrebbero essere pur solo “portatori sani” cioè senza sintomi evidenti di malattia infettiva. Non c’è convergenza certa di vedute sulla distanza di sicurezza ma è buona norma tenersi ad almeno un metro come indicato anche dalle ordinanze ministeriali.

Tale distanza da persone eventualmente infette e l’uso di mascherine costituiscono la unica vera difesa dalla infezione ed ogni altra indicazione quale la chiusura di esercizi commerciali, di luoghi di ritrovo, di luoghi di socializzazione è finalizzata solo ed esclusivamente ad evitare che le persone siano troppo vicine tra loro e riducano così, pericolosamente, la distanza minima di sicurezza nei riguardi delle goccioline di Flugge.
La enorme diffusione e la particolare pericolosità del coronavirus sono esaltate dalla assoluta mancanza di difese immunitarie memorizzate nei nostri organismi in quanto, in precedenza, nessuno mai era venuto in contatto con il ceppo virale attualmente in circolazione. La manifestazione di sintomatologia evidente (tosse, febbre, mialgia, mal di gola, tachicardia, disturbi addominali, debolezza) compare entro non oltre quattordici giorni dal contagio ma anche nel giro di tre-quattro giorni come è avvenuto nei casi particolarmente monitorati (Monaco, Washington).”

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